Qualità dell’aria e incendi boschivi: un rapporto causa-effetto

Nell’ultimo anno ci sono stati molti incendi boschivi, così sono nati molti interrogativi sulle conseguenze che questi hanno sulla qualità dell’aria e sul cambiamento climatico. Da gennaio 2021, sono andati in fumo oltre 158 mila ettari di boschi e foreste. Secondo il rapporto “Incendi e desertificazioni”, le superfici andate in fumo sono grandi quanto le città di Roma, Napoli e Milano insieme. Il sud Italia è stata la zona maggiormente interessata, in particolare la Sicilia, colpita per il 43% della sua superficie, il Molise e la Basilicata (24%). Queste terre, in cui, oltre alla vegetazione, muoiono anche molti animali, sono a rischio desertificazione. Secondo l’Europen Forest Fire Information System (EFFIS), la situazione pericolosa ha superato persino il record del 2017. Ma se, come sappiamo, il cambiamento climatico aumenta il rischio di incendi, anche gli incendi hanno conseguenze importanti sul cosiddetto global change.

Quali sono le conseguenze sull’ambiente e sulla qualità dell’aria?

Come già detto in precedenza, quando gli incendi avvengono in zone boschive, distruggono non solo la vegetazione, ma anche gli animali che popolano le zone. È importante considerare anche, che questi incendi spesso raggiungono le zone abitate e le aree urbane. Qui, provocano la combustione di materiali e rifiuti pericolosi che producono sostanze tossiche e contaminano il suolo e le falde acquifere, oltre che la qualità dell’aria. Materie plastiche, componenti elettronici e altri materiali usati nel quotidiano possono avere effetti altamente pericolosi sulla qualità dell’aria. Per l’equilibrio naturale, ci sono conseguenze gravissime e i tempi di ripresa per l’ambiente sono molto lunghi. Ad esempio, le alterazioni possono provocare anche fenomeni di dissesto dei versanti, i quali, in caso di piogge, provocano spostamenti dello strato superficiale del terreno e aumentano il rischio idrogeologico.

Il cambiamento della qualità dell’aria

Gli incendi permettono il trasferimento nell’aria di circa 200 composti (metano, idrocarburi, monossido e biossido di carbonio, ossidi di azoto e particolato). Queste sostanze derivano dai processi di combustione della cellulosa, della lignina, ma anche delle resine e olii presenti nella vegetazione e nel suolo. Quando gli incendi interessano superfici di territorio molto vaste, la quantità di queste sostanze aumenta nell’aria aumenta più che proporzionalmente. Naturalmente è molto importante considerare lo stato in cui versa il territorio interessato al momento dell’incendio e quali sono le condizioni metereologiche.

Smoke rising through trees from an out of control wildfire along the California coast.

La quantità delle sostanze inquinanti nell’aria provoca processi chimici che possono alterare lo stato chimico dell’atmosfera. Infatti, gli incendi emettono una grande quantità di gas, come detto in precedenza. Molte di queste sostanze sono direttamente coinvolte nella questione del cambiamento climatico, poiché contribuiscono all’effetto serra che causa il riscaldamento climatico. Per sintetizzare, molti studi hanno supportato l’idea che i grandi incendi alterano l’albedo e rimuovono la vegetazione, riducono l’evapotraspirazione e influenzano il bilancio energetico e il clima.

Agire attivamente per prevenire

Cosa è possibile fare per agire in modo concreto e prevenire gli incendi? Considerando che l’80% di questi disastri si sviluppa a causa dell’uomo, sarebbe necessario modificare alcuni comportamenti e sanzionare azioni umane che provocano tali disastri ambientali. Fattori scatenanti sono le caratteristiche della vegetazione e le condizioni di secchezza della flora, ma è anche importante, per la prevenzione, la gestione e pulizia delle foreste.

Infatti, il patrimonio forestale italiano è molto ricco, ma purtroppo mal gestito. I boschi sono frutto di abbandono e non sono soggetti a una gestione e conservazione regolare. A tal proposito, secondo le statistiche, negli ultimi anni i boschi italiani sono moltiplicati, ma soltanto perché sono aumentati i terreni incolti. In passato, erano i contadini a occuparsi della loro gestione, poiché le foreste erano zone agricole. Oggi, invece, queste versano in uno stato di quasi totale abbandono e inoltre si assiste a un fenomeno di grande spreco di risorse.

Il problema della manutenzione

Purtroppo, questi problemi sono legati anche a una grande confusione in merito alla loro conservazione. Infatti, come già detto, in passato i contadini, i coltivatori di montagna e i boscaioli si occupavano della gestione di queste aree. Attualmente sarebbero le comunità montane, il Corpo Forestale e i vari enti locali a doverne gestire la manutenzione, ma purtroppo questi enti ignorano il problema. Per questo motivo, in Liguria la manutenzione delle foreste e dei boschi è stata affidata a imprese agricole e aziende specializzate (tramite gare pubbliche). Questa potrebbe essere una soluzione per tutte le altre regioni italiane, in modo da stabilire con chiarezza la responsabilità della gestione forestale e ridurre la presenza di terreni incolti e malcurati.

In conclusione, la prevenzione e la conservazione delle zone aiuterebbero a ridurre i danni ambientali e sociali degli incendi. Infatti, questi, insieme alle temperature elevate, alla siccità, alle frane e alle tempeste, sono causa di ingenti perdite umane ed economiche ogni anno. Secondo gli esperti, una soluzione efficace potrebbe essere la “zonizzazione”. Si tratta di studi basati sull’individuazione delle aree più a rischio e in cui gli incendi possono essere molto pericolosi per insorgenza, propagazione e difficoltà di estinzione. Queste zone sarebbero più curate e controllate e questo ridurrebbe il rischio di incendi in numerosi territori.

Fonti: https://www.mite.gov.it/sites/default/files/archivio/allegati/aib/incendi_e_complessita_ecosistemica.pdf

https://tg24.sky.it/ambiente/2021/08/25/incendi-desertificazioni-italia-report

https://www.noloeambiente.it/incendi-boschivi

https://www.ilsole24ore.com/art/in-italia-mai-cosi-tante-foreste-secoli-e-futuro-e-biocities-ADXdmPi

Foto: iStock

Pixabay

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