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L’inquinamento dell’aria “uccide” globalmente più del fumo di sigaretta

Lo scorso marzo l’ European Health Journal ha pubblicato uno studio, basato su recenti modelli matematici e statistici atti a modellare e armonizzare vari studi tra loro non direttamente collegati fatti in varie nazioni, per rivalutare il peso di alcune malattie correlabili all’inquinamento, in particolare quello atmosferico, a cui sono sottoposti i cittadini, con un’attenzione specifica su quelli europei in relazione alla mortalità data dalle malattie all’apparato cardiovascolare.

Numeri, freddi numeri

Il risultato di questo nuovo studio è piuttosto soprendente: l’inquinamento dell’aria uccide globalmente più del fumo di sigaretta. Alla scarsa qualità dell’aria sono attribuibili 9 milioni di decessi ogni anno, per il tabagismo invece tale stima sarebbe di 7,2 milioni di morti, sempre a livello mondiale.

Non solo, un effetto secondario ma sempre evidente a livello statistico-epidemiologico, fa pensare che questa tipologia di inquinamento possa rappresentare anche una causa di riduzione dell’aspettativa di vita in Europa mediamente di 2,2 anni.

Il modello GEMM

Il modello matematico GEMM ( Global Exposure Mortality Model – modello globale di mortalità da esposizione [all’inquinamento]) è stato realizzato con nuove funzioni di rapporto, andando a prendere in esame decine di studi fatti in svariate nazioni, per aggiornare le stime di mortalità da malattie cardiovascolari attribuibili in particolar modo al PM2.5 e che erano in qualche misura sottovalutate nel precedente (e relativamente recente) modello GBD (general burden of disease – peso generale delle malattie) del 2015.

Il rischio sottovalutato dell’inquinamento dell’aria

Prima di questo studio, il valore globale per il “rischio da inquinamento” era stimato comunque a 2,4 milioni, di cui circa 269000 per la sola Europa, un valore di per sè già preoccupante, ma che impallidisce in confronto con queste nuove stime.

In particolare è messa in mostra la relazione tra malattie cardiovascolari e gli effetti dell’inquinamento, dalle polveri sottili (dal PM2.5 e ancora più fini), l’ozono e il biossido di azoto.

Mappa delle morti supplementari per malattie cardiovascolari attribuibili all’inquinamento (fonte EJH)

La media europea dell’aumento di mortalità è nell’ordine di 133 decessi in più ogni 100.000 abitanti, mentre andando ad analizzare la situazione per singole nazioni, questa incidenza è ben maggiore per Germania (154), Polonia (150) ed Italia (136), mentre appare minore per Francia (105) e Regno Unito (98).

Mortatilità addizionale (x1,000) per categoria di malattie nell’Europa (28 stati)

Differenza tra i modelli statistici precedenti (GBD 2015) e il nuovo GEMM (2019) (fonte EJH)

LRI = infezioni al tratto inferiore dell’apparato respiratorio
COPD = malattie polmonari croniche ostruttive
LC = cancro ai polmoni
CEV = malattie cerebro-vascolari
IHD = malattie cardiache ischemiche
NCD = malattie non comunicabili

Cosa fare per migliorare la situazione?

Anche se sarebbe auspicabile la riduzione dell’inquinamento medio da PM2.5 ben al di sotto del limite di 10 ug/m3, ricordando come la soglia di sicurezza è ben più bassa e stimata intorno ai 2 ug/m3, in realtà tale obiettivo risulta difficilmente raggiungibile, anche in considerazione del fatto che una parte delle polveri PM2.5 hanno comunque origine naturale.

Ipotizzando l’eliminazione dei carburanti fossili si potrebbe ridurre sensibilmente il peso delle morti da inquinamento dell’80% nella media EU-28 e la vita media a livello europeo inoltre salirebbe di 1,2 anni.

Un obiettivo ambizioso e non facile da raggiungere ma sicuramente con importanti ricadute in termini di salute diretta ed indiretta per tutta la collettività.

Anche considerando le stime più prudenti, che prevedono un valore di morti per inquinamento più basse del modello GEMM, parliamo sempre di circa 1,8 milioni di decessi che, con l’utilizzo di mezzi di trasporto più “puliti” sarebbero ridotte di almeno la metà, senza poi considerare che gli eventuali accorgimenti adottati per la mobilità e l’eliminazione dei carburanti fossili, potrebbero trovare applicazione anche per agricoltura e industria, comportando un’ulteriore controllo e riduzione delle sorgenti di inquinamento ed emissione date da questi due settori.

Foto copertina di jwvein da Pixabay

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