Le polveri sottili

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Il particolato PM2.5, PM10 e le norme che le riguardano

Con il termine di polveri sottili si indica generalmente l’insieme di tutte quelle particelle solide che compongono la massa di materiale presente nell’atmosfera in formato microscopico. Per quanto riguarda le due dimensioni più comunemente citate, non a caso regolamentate da apposite leggi e norme nazionali ed europee, esse sono il PM10 e PM2.5 .

Ci sono diversi termini, tutti più o meno intercambiali, che le indicano, spesso con la sola differenziazione della natura delle particelle che le compongono e dei relativi effetti visibili, come ad esempio fuliggine, polveri, nebbia o smog.

Cosa indica il numero dopo le lettere “PM”

Come detto, questo materiale “disperso” nell’aria ha dimensioni molto piccole, si va dal millimetro fino a dimensioni quasi atomiche per le nano-particelle. Nel caso di PM10 e PM2.5, il numero è rappresentativo della loro dimensione in micron: più precisamente, il PM10 è composto da quelle particelle microscopiche con diametro aereodinamico pari od inferiori al valore di 10 micron (millesimi di millimetro). Ovviamente per il PM2.5 tale valore è pari a 2.5 micron (o inferiore).

Per avere un’idea tangibile di queste dimensioni, basta pensare al diametro di un capello che, rispetto già al “massiccio” PM10, è circa 30 volte più grande.

Di cosa è composto un PM10 e PM2.5

Andando ad analizzarne la composizione, queste particelle consistono in polvere, fumo e un aereosol di altre sostanze disperse in aria. In questa miscela sono presenti diverse sostanze, molte delle quali altamente nocive per gli organismi viventi, tra le quali metalli pesanti (piombo, vanadio, mercurio…), sostanze tossiche (arsenico, IPA, aromatici come i benzeni, eccetera).

Come si creano le polveri sottili

Queste polveri possono avere origini naturali (polveri desertiche, vulcani, erosione naturale dei terreni…) che, soprattutto per quanto concerne la parte più pericolosa e tossica, dalle attività umane.

Tra queste attività, possiamo citare i processi industriali come cementifici e industrie chimiche in generale, il trasporto stradale, la combustione dei motori fossili, la produzione di energia da carbone e petrolio, il riscaldamento domestico (in particolare ottenuto bruciando legna, pellet e gasolio), il trasporto su gomma (spesso viene sottovalutata la quantità di microparticelle di gomma rilasciate dall’abrasione tra ruota di un veicolo e sede stradale).

La produzione di queste polveri, specie in città, segue spesso un andamento ciclico, con picchi durante l’inverno, quando le condizioni meteo facilitano la creazione di una coltre di smog che spesso avvolge i centri urbani dal traffico più intenso e con riscaldamenti tenuti accesi a lungo per le temperature rigide.

Perché sono pericolose le polveri sottili

La loro pericolosità è dovuta principalmente a due fattori: da una parte la loro composizione, come detto sopra fatta in buona parte di sostanze ed elementi di per sé tossici, in seconda battuta per le dimensioni, che consentono a questo mix di veleni di raggiungere in profondità gli organismi che le respirano o mangiano.

Grazie alle loro dimensioni ridotte, poi, specie per quelle sotto i 10 micron, queste particelle riescono a entrare con facilità nelle vie respiratorie superiori, con quelle inferiori a 1 micron che praticamente sono assorbite completamente dagli alveoli polmonari, mentre con l’aumentare delle dimensioni, diminuisce in proporzione l’assorbimento diretto, fino ad arrivare ad uno 0% statistico sulla soglia dei 15 micron.

Inoltre non c’è una concentrazione di polveri sottili che si possa dire “sicura”, tanto che l’aspettativa di vita della popolazione europea risulta diminuita di almeno un anno proprio per l’esposizione all’inquinamento dell’aria.

Questa inoltre è la ragione principale per cui questo tipo di inquinamento è strettamente normato e tanti sforzi sono stati compiuti negli anni, specie a partire dal 2005, per combatterlo, anche se poi, a ben vedere, i limiti legali sono stati basati più su decisioni un po’ arbitrarie che per effettive considerazioni scientifiche.

Le conseguenze delle polveri sottili

Tra le conseguenze sicuramente correlabili all’esposizione alle polveri sottili possiamo citare: aumento di allergie e asma, specie nei bambini, disturbi respiratori come bronchiti croniche, nonché tumori polmonari e aumento dei fattori di rischio per le malattie all’apparato cardio-circolatorio.

Gli effetti dipendono in buona parte dalle sostanze che compongono queste particelle, come detto prima, nonché dalle dimensioni: quelle più piccole infatti avranno un’azione più in profondità e in modo meno contrastato dall’organismo.

La normativa attuale

Sulla sporta del Dlgs. 155/2010  sono normati, come polveri sottili, il PM10 e il PM2.5.

In Italia, per il PM10 il valore limite fissato è pari a 50 ug/m3 per la media giornaliera, di 40 ug/m3 per la media annuale.

Per il PM2.5 è fissato solo il limite per la media annuale col valore di 25 ug/m3.

Inoltre è previsto un limite massimo di “sforamento” (in giorni su un anno) di queste soglie, oltre le quali scattano le sanzioni europee. Al momento tale limite è pari a 35 (ed è un valore che riguarda tutti i paesi dell’UE).

In altre nazioni sono presenti limiti differenti: ad esempio in Cina le soglie sono più elevate, con il PM10 a 150 ug/m3 e il PM2.5 a 75 ug/m3 di limite giornaliero, mentre negli USA il limite per il PM10 è uguale a 150, mentre la soglia del PM2.5 è 35 ug/m3.

Nel 2005 l’OMS raccomandava per contro limiti molto più bassi: per il giornaliero 25 e 50 ug/m3 per PM2.5 e PM10, con medie massime annuali di 10 e 20 ug/m3, limiti probabilmente più favorevoli alla salute dell’uomo ma di difficile ottenimento specie senza uno sforzo molto più pronunciato per l’adozione di politiche green per mobilità e di un uso prevalente di energie rinnovabili.

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