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Monossido di Carbonio (CO)

Il monossido di Carbonio (CO) è un gas inodore, insapore ed incolore.

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La molecola del monossido di Carbonio (da Wikipedia)

Come si produce

Si produce durante una combustione di qualsiasi materiale organico che avvenga in modo incompleto, generalmente per lo scarso contenuto di ossigeno nell’ambiente. Per le sue caratteristiche fisiche, può raggiungere concentrazioni molto elevate in assenza di ventilazione, rappresentando quindi un pericolo sensibile per gli esseri viventi per la sua natura asfissiante.

Tra le fonti di CO comuni troviamo quindi il fumo di tabacco, combustioni senza adeguata ventilazione (tipo stufe a gas, caldaie, scaldabagni, camini e stufe a legna o pellet), combustione da parte di motori a scoppio (particolarmente insidiose le concentrazioni che si possono avere ad esempio in un garage o autorimessa specie se interrata).

Caratteristiche generali

Formula: CO

Caratteristiche: a temperatura ambiente si presenta come un gas inodore ed incolore

In condizioni normali in un’abitazione in città se ne trova in livelli compresi tra 1,5 e 4,5 ug/m3, mentre in caso di fonti senza ventilazione adeguata, si può arrivare a concentrazioni anche di 60 ug/m3, specie in ambienti chiusi con fumatori, palazzi vecchi con concezione antiquata dei ricambi d’aria o in presenza anche di forte inquinamento esterno, tipo nei pressi di arterie stradali molto congestionate.

Effetto asfissiante

Uno dei motivi che lo rende particolarmente importante nell’ambito del monitoraggio della qualità dell’aria, sia all’esterno che indoor, è il suo effetto asfissiante a concentrazioni medio-alte, che non sono poi così difficili da raggiungere data la tendenza all’accumulo che manifesta questo gas in assenza di ventilazione che lo possa disperdere e ridurne la concentrazione assorbita da un organismo.

Una volta inalato, il monossido di carbonio tende a legarsi all’emoglobina, la proteina presente nei globuli rossi che svolge un ruolo fondamentale nel trasporto dell’ossigeno, formando la carbossiemoglobina (COHb).

Questo legame è più stabile di quello formato normalmente tra ossigeno ed emoglobina, arrivando quindi ad ostacolare il trasporto e diffusione dell’ossigeno dai polmoni ai tessuti dell’organismo.

Col crescere della concentrazione esterna aumentano di pari passo gli effetti sulla salute e il suo potere asfissiante, anche a seconda dello stato di salute pre-esistente del soggetto esposto all’intossicazione.

Concentrazioni e tossicità

I primi effetti sono rilevabili già con CO ambientale a 5 ug/m3, con sintomi cardiorespiratori su soggetti già vulnerabili (mentre un uomo in salute non ha ancora sintomi e conseguenze apprezzabili).

A concentrazioni superiori si iniziano ad avere cefalee, disorientamento sensoriale, confusione, giramenti di testa, nausea e alterazioni alla vista, fino ad arrivare alla perdita di coscienza, con conseguente coma e morte nel giro di breve tempo se non trattato in tempo.

In linea generale i soggetti più a rischio sono le persone anziane, i bambini, le donne in gravidanza, le persone già affette da malattie all’apparato cardio-respiratorio, con circa 600 morti l’anno correlabili ad un avvelenamento da monossido di carbonio, solitamente avvenuto in casa.

Si parla anche di una sorta di sindrome cronica da monossido di carbonio nei casi in cui un soggetto sia esposto frequentemente a questo inquinante, assorbito e mai del tutto metabolizzato, con vari sintomi cronici riconducibili agli effetti del CO descritti prima.

Limiti di legge e riferimenti normativi

Anche questo inquinante dell’aria è normato nel Dlgs. 155/2010, con un valore limite di 10 ug/m3 su una media mobile di 8 ore di monitoraggio.

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